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Tema n.2:

L'altro sono io. Cinque domande a Tiziano Sclavi

I protagonisti dei suoi romanzi e dei suoi fumetti sono spesso "intrappolati" nei propri incubi. Il labirinto e la frammentazione del proprio Io sembrano una costante tematica. Si potrebbe quasi parlare della forte presenza della «patologia» come nucleo narrativo: cosa ne pensa?

Di certo l'incubo è una costante e i personaggi sono evidentemente intrappolati, ecco … la verità però è che riguardo a una domanda di questo tipo non ho molto da aggiungere. Quello che avevo da dire sull'argomento l'ho già scritto. Diciamo semplicemente che i miei personaggi sono intrappolati come me e come te, come tutti insomma. Nei propri incubi senza dubbio, ma anche nei propri sogni, perché non sono solo incubi.

È comunque evidente che da questa prima condizione, ogni personaggio deve compiere un passo ulteriore: un passo verso ciò che c'è fuori e dunque verso l'«altro». Mi pare che soprattutto nel fumetto Dylan Dog lei abbia riassunto ed emblematizzato l'idea di «altro» in quanto diverso. Vorrebbe parlare del ruolo e dell'importanza del diverso, del freak, del mostro?

Spesso quando in passato mi chiedevano «tu chi sei: sei Dylan Dog o sei Groucho», io rispondevo né l'uno né l'altro, io sono i mostri. Cioè, in altre parole, l'altro sono io. L'altro è il narratore, l'altro è il mostro, è il diverso e quindi l'altro sono io per una semplice equazione.

Effettivamente c'è sempre una sorta d'identificazione col diverso…

Eh, questa è una cosa mia di tutta la vita, che non ti so neanche spiegare bene … Sì, ho avuto anch'io i miei problemi personali come tutti, credo. Ma al di là di questo, mi sono sempre identificato nei mostri, nei freaks, e ho sempre pianto per alcuni miei film mitici: Freaks di Tod Browning appunto, The elephant man … queste robe qui … ecco, La mosca di Cronemberg, cioè la storia della mia vita! Senz'altro è anche una maniera di stare dalla parte della minoranza, perché io ho sempre tenuto per la squadra che perde, per il più debole insomma.

Oltre all'alterità rappresentata dal diverso, mi pare poi che un'importante incarnazione e simbolo dell'«altro» nelle sue opere sia anche la donna. È d'accordo?

Senz'altro. La donna di solito, non sempre ma spesso, è vista come donna «dark lady». Soprattutto nei miei fumetti. Altre volte, molte altre volte, la donna è invece il motore linguistico della faccenda, cioè la donna è quella che inventa il linguaggio. Nei miei ultimi libri erano le donne che inventavano le parole strane. Le donne come inventrici di linguaggio. E la donna è un altro, una realtà «altra»…ed è a suo modo un mostro, ma nel senso latino della parola! Questo è meglio chiarirlo altrimenti le femministe ci ammazzano! Nel senso che è meraviglia, per cui è anche il genio.

A proposito degli ultimi due romanzi: mi pare che la relazione con l'altro sia diventata addirittura centrale, dal momento che la narrazione gira attorno ai rapporti fra varie coppie di persone. Cosa ne pensa? Crede sia da considerare un'evoluzione, un cambiamento?

Sì, infatti ci sono sempre coppie di persone che inventano un linguaggio. Gli ultimi due romanzi sono stati una svolta anche e soprattutto dal punto di vista del linguaggio. Nel senso che ho provato a fare una cosa nuova: mentre prima scrivevo con un linguaggio mio ma tendevo di più a concentrarmi sull'oggetto della scrittura, in questi due romanzi è forse il modo di scrivere il vero protagonista. Anzi mi correggo: il modo di parlare… È l'invenzione di un linguaggio, infatti credo che siano intraducibili: possono essere esclusivamente italiani. Poi tu mi chiedi se sia stata un'evoluzione o un cambiamento: un cambiamento senz'altro, un'evoluzione non lo so. Magari un'involuzione! Questo non lo so dire. Attualmente è un punto di arrivo, nel senso che, come dico a tutti, non scriverò mai più, per cui… Io sono arrivato lì, ho detto tutto quello che volevo, e stop.

… anche se i suoi lettori attendono speranzosi …

Bèh, se mi capitano altre cose… le scrivo, ma non capita «niente», capisci! Un altro che mi frega tre miliardi non lo trovo! [1]

Beh, questo me lo auguro per lei! Adesso vorrei concludere con una domanda degna dei suoi mondi, fatti sempre e comunque di fantasia: se potesse diventare un «altro», ad esempio un personaggio di un fumetto, di un romanzo, oppure anche un altro autore, chi le piacerebbe essere? In quale mondo vorrebbe vivere?

Su questo non ho dubbi: io vorrei essere fisicamente, proprio fisicamente, Woody Allen. Questo ti dà l'idea della stima che ho per me stesso: per il mio fisico! Poi, senza neanche bisogno di avere il suo genio, perché lui è un genio. Ma fisicamente a me è sempre piaciuto essere come Woody Allen. E questo riassume bene i due aspetti perché lui è più che mai autore e personaggio.

Note:


[1] Il riferimento implicito è al romanzo Non è successo niente, Milano, Mondadori, 1998. La trama si sviluppa nascosta tra i dialoghi e l’apparente calma piatta. Ma tra le righe - in senso letterale - accadono molti “fatti” proprio mentre sembra scorrere il «niente»: tra i vari accadimenti c’è appunto il colossale furto compiuto dall’insospettabile commercialista e amico di uno dei personaggi.











































































































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