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Tema n.2:

Editoriale - Perché l'altro?

L'alterità "misura" la nostra identità: guardando gli altri e l'altrove la cultura occidentale ha scoperto le sue vertigini, le sue angosce, ha cercato di plasmare il mondo a sua immagine e somiglianza.

La legge economica globale sembra aver annullato le diversità eppure esse emergono ovunque, in un pulviscolo di localismi aggressivi, di ansiose paure dei vicini e dei lontani, di forme nuove e inedite di razzismo. Siamo tutti uguali e tutti diversi, ognuno altro per l'altro. Ma qualcuno più povero, più diseredato, più affamato e più "altro"di altri, è "diverso", è "pericoloso" infine. L'Occidente non è più curioso di esplorare il mondo magari per conquistarlo: erge invece possenti barriere per difendersi, a volte aggredendo. Una storia nuova e antica: dai Greci in poi si potrebbe dire. Una storia forse che piega al tramonto ma che nel suo tramontare sembra travolgerci.
L'altro è fra noi, dentro di noi: il pazzo, il diverso, l'emarginato, le lacerazioni dell'io, le contraddizioni come segno del nostro stesso esistere quotidiano, che nessuna forma comunicativa tranquillizzante e omologatrice riesce a sopire.

La letteratura ci dice che alterità, diversità, contraddizioni ci hanno costretto a varcare frontiere, a attraversare confini, a mescolare linguaggi. Lì stanno i nostri alloggiamenti, lì ci accampiamo, incuranti dei fuochi di sbarramento, attenti allo spiraglio di civiltà che ogni testo può aprirci, forse anche quel meleto in fiore in un giorno di primavera che Proust ci regala in Sodoma e Gomorra.


























































































































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