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Tema n.2:

Tiziano Sclavi: un profilo bio-bibliografico

«Sono cresciuto in un paesino dove quando passava una macchina tutti si fermavano a guardarla, perché non succedeva mai niente. Fino a quattordici anni sono vissuto in un paesino confronto a cui questa è una metropoli... ma veramente, quando passavano le macchine si fermavano! La gente si fermava e tutti i ragazzini guardavano le macchine: le "1100", cioè passava una 1100...! E allora mi fa paura, anche questa ripetizione, questa... non so, mio papà era impiegato, era segretario comunale... mi fa paura anche la burocrazia, mi fa paura la ripetizione delle cose, la noia, il non senso, poi in realtà ci sono tantissime altre cose! Più che l'ignoto mi fa paura l'ignoranza! Però, va' bèh, questo l'hanno detto altri prima di me, molto meglio!» [1]

Broni è un paesino dell'Oltrepò pavese, a circa quindici chilometri dal capoluogo lombardo. Ma Broni è anche «Buffalora», «Undead», «Inverary» [2] : luoghi simbolo della narrativa di Sclavi. Il 3 Aprile 1953 dunque Tiziano Sclavi nasce in una "dimensione" reale ma che segnerà profondamente il suo immaginario: questo però è un dato positivo solo dal nostro punto di vista. Noi godiamo della sua capacità di raccontarci quegli incubi che di certo derivano un poco anche da lì. Di quei luoghi ciò che conterà per lo scrittore saranno la nebbia, le strade vuote, fredde e umide dell'inverno pavese, l'atmosfera soffocante del minuscolo centro di provincia. Ma anche questi elementi costituiscono un dato significativo nell'universo narrativo di Sclavi: la caratterizzazione di certi personaggi, il loro modo di parlare, certe loro (e sue) angosce affondano le radici anche in quella realtà.

La madre è maestra e il padre segretario comunale: a causa del suo lavoro deve trasferirsi continuamente da un municipio all'altro. Stradella, Canneto Pavese, Certosa di Pavia sono i luoghi dell'infanzia dello scrittore. A Pavia Sclavi frequenta il Liceo Classico.

Non è facile stabilire un punto di partenza nell'attività di un autore che dichiara di aver «letto tutto Poe tra i sei e i sette anni». [3] Ad ogni modo già alle scuole medie vince un premio in un concorso a cui partecipa con i suoi primi racconti, Storie storte. A ben guardare l'intera vicenda professionale di Sclavi è segnata da riconoscimenti così beffardi da non sancire mai un successo autentico e soddisfacente: il premio Scanno nel 1974 è il mancato inizio di una possibile fortuna e pochi anni dopo gli apprezzamenti di Natalia Ginzburg riguardo al nuovo romanzo Tre non sono sufficienti a scegliere l'opera per una pubblicazione Einaudi.

Una volta a Pavia Sclavi entra a far parte della redazione del "Messaggero dei ragazzi" per l'interessamento di Grazia Nidasio, che nel 1971 lo presenta a Mino Milani. L'una e l'altro saranno per anni suoi colleghi anche al "Corriere dei Piccoli". Quando Sclavi termina il liceo, Mino Milani lo invita a trasferirsi a Milano e a lavorare al "Corriere dei Ragazzi", settimanale del "Corriere della sera". È qui che Sclavi diventa un «fumettaro», definizione che rappresenta in modo molto significativo la gloria e la condanna dell'autore.

Tra le primissime prove ci sono alcune storie de Gli Aristocratici scritte insieme ad Alfredo Castelli il quale ricorda: «Ho conosciuto Tiziano Sclavi all'inizio degli anni Settanta, quando, giovanissimo, cominciò a frequentare le mostre di fumetti (anzi, "la" mostra: allora c'era solo il Salone dei Comics di Lucca); ci salutavamo con cordialità, ma, a dire il vero, non sapevo neppure come si chiamasse, e probabilmente la cosa era reciproca. Nel 1975, mentre lavoravo al "Corriere dei Ragazzi", lo rividi in redazione con Grazia Nidasio, la più grande autrice italiana di fumetti […]; ce lo aveva accompagnato perché voleva segnalarmelo come scrittore molto promettente. In politica - dice ancora Castelli - "segnalare" è un eufemismo che sostituisce il più esplicito "raccomandare" […]. Ma, per sua natura, il fumetto è un mezzo "povero" che non muove grossi capitali, né tanto meno potere, sicché, nel nostro mondo, "segnalare" significa semplicemente fare conoscere (da una posizione "alla pari") una persona che, secondo la nostra esperienza, è in grado di svolgere il tipo di lavoro di cui c'è bisogno; […]. La Nidasio ci aveva visto bene: il ragazzo senza nome che avevo conosciuto alle mostre era di una bravura sorprendente». [4]

Da subito Sclavi comincia ad esprimere la sua inesauribile vena comico - surreale inventando due sgangherati investigatori americani, Altai & Jonson, con i disegni di Giorgio Cavazzano. Dopo le prime uscite sul "Corriere dei Ragazzi" a partire dal 1975, i due bizzarri investigatori sono riapparsi a fine anni Ottanta per i tipi di Alessandro Editore ed ora vedono nuovamente la luce nelle edizioni Montego curate de Luca Boschi e Alessandro Bilotta.

Tra l'ottobre del 1975 e l'ottobre del 1976 Sclavi dimostra di essere potenzialmente già pronto per la creazione di un personaggio come Groucho, la futura spalla di Dylan Dog. Infatti cura personalmente la rubrica Sotto Sopra per il "Corriere dei Ragazzi", un catalogo di comicità demenziale, una scoppiettante enciclopedia dell'assurdo e del paradosso: «Incredibile ma vero. Il cuore umano batte in media 12.643.698.953 volte nel corso della vita, numero straordinario a prima vista. Tuttavia non c'è da stupirsi, se si pensa che esso non ha nient'altro da fare». Dieci anni più tardi questo sarà un repertorio inesauribile per le storie a fumetti, e a posteriori consente di evidenziare quella verve tipica dell'autore, che sarebbe sbagliato ritenere posticcia o improvvisata. Ma per capire a fondo questo tipo di umorismo, non bisogna dimenticare neppure che Sclavi si muove sempre nel territorio di confine tra dramma e ironia, tra la disperazione, la malinconia più cupe e la forza catartica del riso. Sono continuamente i due pesi che si contrappongono sulla bilancia di Sclavi. Ed è così che leggendo la battuta sul numero medio di battiti concessi al cuore nel corso di una vita, non possono non venire in mente i pensieri di Trelkovsky, protagonista de L'inquilino del terzo piano di Roland Topor, uno degli autori più cari a Sclavi: « Era ossessionato dal tentativo di posare la testa sul cuscino in modo tale da non udire il battito del cuore. Si voltò dieci volte prima di trovare una posizione privilegiata da sordo. Non sopportava di udire quel rumore tremendo che testimoniava la fragilità della sua esistenza. Si era più volte domandato se ciascun uomo non avesse un determinato numero di colpi da far battere al proprio cuore durante la vita. Quando, malgrado ogni sforzo, continuava a sentire palpitare il cuore, si rifugiava sotto le coperte. Metteva la testa sotto le lenzuola, e con gli occhi spalancati osservava il suo corpo adagiato nell'ombra». [5]

Tutta la narrativa di Sclavi vive della linea sottilissima che separa (o meglio, unisce e mescola) queste due opposte interpretazioni del reale.

Sclavi viene assunto presso il "Corriere dei Ragazzi" nel 1976 e da allora incomincia la collaborazione anche con altre testate del gruppo "Corriere della sera": tiene una rubrica umoristica su "Amica" e fa il critico cinematografico su "Salve".

Nel 1972 Mino Milani presenta Sclavi a Raffaele Crovi: un incontro cruciale dal momento che successivamente Crovi sarà prima agente e poi editore dei libri di Sclavi. Nel 1974 pubblica, nella collana "Identikit" della Bietti, la raccolta di racconti I misteri di Mystère: lo pseudonimo con il quale Sclavi firma il libro costituisce un'indicazione importante sia riguardo le sue "letture" sia circa il suo amore per la citazione. «Francesco Argento» è infatti un omaggio incrociato al cantautore Francesco Guccini e al regista Dario Argento, a dimostrazione di come per Sclavi si debbano allargare i confini del termine "lettura".

È ancora Alfredo Castelli a ricordarci che il nome del famoso "Detective dell'Impossibile" Martin Mystère creato nel 1982 è un omaggio a Sclavi e agli anni della loro collaborazione a Gli Aristocratici.

Sempre nel 1974 esce presso l'editore Il Formichiere il suo primo romanzo, Film. Ancora grazie alla mediazione di Crovi, Sclavi inizia intanto a collaborare con la RAI e insieme a Bianca Pitzorno scrive i testi di Giococittà: un fatto significativo se pensiamo che tra le attività praticamente mai interrotte fino alla fine degli anni Ottanta, c'è proprio quella rivolta ai ragazzi e ai bambini.

Nel 1975 Sclavi ama ancora mascherare le sue opere con il nome di Francesco Argento: nella collana di gialli diretta da Crovi per l'editore Campironi esce il romanzo breve Un sogno di sangue. «Se Film è un'opera difficilmente inseribile all'interno di un genere o di una corrente romanzesca, e anzi […] difficilmente limitabile nella categoria stessa del romanzo, Un sogno di sangue, al contrario, porta una definizione ben precisa stampata sulla copertina: "romanzo giallo"». [6] Nel 1978 vede la luce anche la prima versione di Apocalisse, allora intitolata Guerre terrestri, edita da Rusconi; mentre Tre e Mostri, scritti entrambi in questo periodo, rimarranno inediti per dieci anni.

La testata del "Corriere dei Ragazzi" termina le pubblicazioni nel 1977 ed è allora che Sclavi passa al "Corriere dei Piccoli" sulle cui pagine crea Jonny bassotto e Il cavallino Michele, che si ispira a Mike Bongiorno. In questi anni Sclavi dimostra già una facilità creativa e immaginativa estremamente prolifica: scrive storie gialle (Giallo al castello, Fantòm), di avventura (John John va nel west, Sam Peck esploratore solitario), di fantascienza (Le avventure del professor Strano), ma anche favole (Bizzarro). Sul "Messaggero dei Ragazzi" appare la serie di Silas Finn, che "Zack" pubblicherà anche in Germania; su "Alter" esce Devoluzione, e Steve Vandam su "Supergulp".

Nel 1979 un altro incontro fondamentale per gli sviluppi futuri della carriera del nostro autore: inizia la collaborazione con Sergio Bonelli e Decio Canzio, che lo porterà all'assunzione presso la Cepim nel 1981. All'interno della casa editrice Sclavi devi farsi le famigerate ossa. Anche in quell'ambito però emergono a tratti alcune delle caratteristiche di fondo del suo stile narrativo e le tematiche a lui più congeniali si piegano a fatica agli stretti canoni imposti dalle diverse serie. Dovrà correggere le bozze ma anche sceneggiare alcuni episodi di Ken Parker, Zagor e Mister No. [7] Crea anche un suo personaggio, Kerry il trapper, che compare per un anno in appendice a Il comandante Mark. Tra il 1982 e il 1984 allarga la sua già vasta attività collaborando a "Il giornalino" sul quale crea le serie di Agente Allen [8] e Vita da cani, e nel 1984 arriva a dirigere l'edizione italiana della rivista francese "Pilot".

In questi primi anni Ottanta Sclavi scrive i racconti di Sogni di sangue e ben tre romanzi: La circolazione del sangue (1982), Dellamorte Dellamore (1983) e Nero. (1984), che però restano inediti. Dopo aver pubblicato una versione ridotta di Mostri (1985) su «Il belpaese n. 2» e Nero., Sclavi smette di scrivere romanzi. Inizia per lui una crisi che terminerà solo con la scrittura degli ultimi due libri, Le etichette delle camicie (1996) e Non è successo niente (1998).

Quella che per semplificare ho chiamato «crisi» è un fatto che riguarda solo lo Sclavi scrittore di romanzi. Infatti alle delusioni nel mondo della narrativa si contrappone il grande successo nel mondo "altro" dei fumetti. Il 1986 è l'anno dell'uscita nelle edicole di Dylan Dog: da quel momento le sue capacità creative saranno assorbite quasi del tutto dalle esigenze sempre crescenti del pubblico dell'«idagatore dell'incubo». Al di là delle modalità narrative - l'horror o la fantascienza, il giallo o il noir - è proprio in questi anni che l'autore dimostra che la linfa vitale della sua scrittura è l'amore per la fantasia tout court: i bambini sembrano in questo momento gli unici ascoltatori dell'altro Sclavi. Quello bizzarro, immaginativo, leggero e quasi favolistico: tra le poche attività cui si dedica nel "tempo libero" lasciato da Dylan Dog, c'è il lavoro per la casa editrice per bambini La Coccinella. Inoltre realizza tre storie di Roy Mann edite a puntate su "Comic Art" (1987-1991). Il personaggio è molto significativo: si muove infatti in un mondo dominato dalle stesse fantasie rintracciabili in Dylan Dog e in alcuni romanzi di Sclavi, ma concedendo molto più spazio all'elemento umoristico, fantastico e paradossale.

Siamo giunti alla fine degli anni Ottanta e nel frattempo è nata la casa editrice Camunia, fondata da Raffaele Crovi: è grazie a lui che Tiziano Sclavi ricomincia a pubblicare romanzi. Nel 1988 esce Tre, nel 1991 Dellamorte Dellamore, che segna il suo successo anche come narratore, nel 1992 Nero. e Sogni di sangue, nel 1993 la seconda edizione di Apocalisse e nel 1994 quella di Mostri. La circolazione del sangue esce nel 1995 e la versione integrale di Tre nel 1997: era stata la lettura di questa versione del romanzo a spingere Natalia Ginsburg a telefonare personalmente a Sclavi per comunicargli il suo apprezzamento. L'aspetto originario del romanzo metteva in evidenza alcuni angoli della grammatica sclaviana che non risultavano pienamente apprezzabili nella precedente edizione Camunia. Senza contare il fatto che l'edizione nella collana "Gli Argosauri" della Periplo è impreziosita da dieci bellissime tavole di Max Casalini che danno corpo in maniera fedelissima ad alcune derive dell'immaginario dello scrittore.

Sclavi nel frattempo si dedica ad una raccolta di ballate che nello stile ripercorrono le canzoni di Guccini, De André e Lolli: il libro esce nel 1993 con il titolo Nel buio. Sarà Sclavi stesso a sottolineare in varie occasioni che lui non ha mai scritto poesia e che i suoi vari componimenti in versi nascono pensando alla musica. Ed effettivamente due di quei testi, I miei sette figli e Sotto il segno della volpe, saranno musicati da Tiziano Cantatore nel suo disco È sparita l'orsa maggiore (Eleven, Fonit Cetra, 1978).

Il 1995 è l'anno in cui Tiziano Sclavi ricomincia a scrivere romanzi e lo fa con una forza narrativa invariata anche se apparentemente così diversa da ogni sua prova precedente. Si tratta de Le etichette delle camicie, pubblicato da Giunti l'anno successivo.

A sentire Sclavi, Non è successo niente è il suo ultimo libro in assoluto: nel 1998 viene pubblicato nella collana "Letteratura Contemporanea" di Mondadori, ma l'anno seguente - dopo la vendita di circa settecentocinquantamila copie - è già pronta la ristampa negli Oscar "Bestsellers".

Sclavi ottiene i maggiori riconoscimenti critici dalla sua attività di sceneggiatore. Vince per due volte il premio Anaf come miglior soggettista, e nel 1990 gli viene assegnato lo "Yellow Kid", l'Oscar del fumetto, come miglior autore. Come scrittore, dopo il Premio Scanno vinto con Film, si aggiudica il Premio Giallo dell'Anno al Festival in Noir di Viareggio, nel 1992, con la raccolta Sogni di sangue. Dai suoi romanzi sono stati tratti due film: Nero., nel 1992, per la regia di Giancarlo Soldi, del quale ha scritto la sceneggiatura, e Dellamorte Dellamore, per la regia di Michele Soavi, nel 1993. La presenza di Rupert Everett nei panni di Francesco Dellamorte rappresenta in un certo senso, una sacralizzazione dell'immagine di Dylan Dog. Le parole di Tiziano Sclavi sono le più adatte a spiegare la genesi "visiva" del personaggio, ma danno anche la cifra del suo modo di lavorare e dell'amore per il cinema tanto evidente nella sua opera:

«Quando ho inventato Dylan Dog, abbiamo chiamato un disegnatore che è Claudio Villa, e gli abbiamo detto fai delle prove. Cioè leggi un po' [le sceneggiature di Sclavi] e fai delle prove. E lui ha fatto un personaggio che sembrava uno spagnolo, un ballerino spagnolo, […] e dico, no, non ci siamo, non ci siamo...poi mi è venuto in mente, dico, guarda, ieri sera ho visto un film, che non c'entra assolutamente niente, Another country. Adesso che ore sono, le tre (allora!). Vai, vai al cinema, al cinema "Vip" in via Torino, guarda il film, e tira giù quella faccia lì, che secondo me è una faccia interessante. Lui è andato al cinema, ha preso un taxi, è andato al cinema, al buio ha fatto Rupert Everett. E' stato il primo film di Rupert Everett, dove poi lui fa tutt'altro, perché fa uno studente omosessuale, a Oxford o a Cambridge, non mi ricordo, un college inglese...tutto il film si svolge nel college, tra queste storie omosessuali di lui con altri ragazzi, poi vabbè, alla fine c'è la scelta (infatti si chiama La scelta) di andare in Russia. Il film comincia con lui vecchissimo, in sedia a rotelle che viene intervistato e gli chiedono la storia della sua vita. Comunque un film che non c'entra assolutamente niente, proprio niente. Infatti gli ho detto non farmelo così effeminato: un po' più "macho". Sebbene l'equivoco e l'ambiguità di Ruppert Everet, sia rimasta tutta in Dylan Dog». [9]

Note:


[1] È il racconto che Tiziano Sclavi mi faceva il 20 Marzo del 2002 durante una stimolante chiacchierata a casa sua: quando infatti parla di quella che in confronto è «una metropoli» si riferisce al paesino fuori Milano in cui lo scrittore si è trasferito da circa due anni.

[2] Si vedano rispettivamente il romanzo Dellamorte Dellamore e gli albi della serie Dylan Dog, "L'alba dei morti viventi" e "La zona del crepuscolo".

[3] Cfr. F. Fantasia, E l'apocalisse verrà, intervista a Sclavi, "Il Messaggero", 5 Giugno 1993.

[4] Cfr. A. Castelli, Un suggerimento e un augurio, introduzione a Altai & Jonson. 1° volume, Roma, Montego, 2001.

[5] Cfr. R. Topor, L'inquilino del terzo piano [1964], Milano, Bompiani, 1992. Cit. p. 92-93.

[6] Sono le parole di D. Bertusi, Dellamorte e altre storie, Lecco, Periplo, 1997. Cit. p. 57.

[7] Per una bibliografia completa riguardo ai fumetti di casa Bonelli precedenti alla creazione di Dylan Dog, rimando a P. Di Genua - L. Marcianò (a cura di), Tiziano Sclavi. Una carriera in horror, Napoli, Tornado Press, 1994.

[8] Il titolo della serie è un omaggio a Gli Aristocratici di A. Castelli: proprio questo omaggio farà sì che Castelli "renda il favore" a Sclavi intitolando Martin Mystère il fumetto che nasce nel 1982.

[9] Si tratta ancora della conversazione con Sclavi del Marzo 2002. Ogni volta che in questo lavoro ho utilizzato le parole di Sclavi in quell'occasione, ho riportato la registrazione alla lettera senza cambiare nulla: i pochissimi aggiustamenti si limitano a quei punti in cui la trascrizione del "parlato" creava dei problemi di comprensione. Spero in questo modo di rendere omaggio alla volontà dell'autore che sull'abolizione della lingua scritta basa tutta la sua poetica. Il film Another country - La scelta, di Marek Kaniewska, è del 1984 ed è quello con cui si affermò l'attore britannico.
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