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Indice

Tema n.6:

Editoriale

L’assemblaggio di materiali eterogenei è una fase necessaria nella catena di montaggio di ogni produzione letteraria. Nella fabbrica della letteratura l’atto creativo si realizza anche – qualcuno direbbe: soprattutto – attraverso una consapevole o inconsapevole selezione di testi, immagini, parole, temi e plot narrativi preesistenti; cosicché l’atto creativo – tra studio dei “palinsesti” e teoria dei generi, sociologia della letteratura e psicocritica, intertestualità e psicoanalisi – appare sempre più connotato come atto “ri-creativo”.

Lo scrittore, talvolta, sembra procedere come un rigattiere, che rovista entro il vasto immaginario del già detto e del già scritto, alla ricerca di un oggetto speciale che si può nascondere nel mucchio di libri sulla sua scrivania o fra le imprevedibili suggestioni di storie conosciute, ancora vive, oppure del tutto dimenticate.

Un’idea, un’immagine o una parola antiche acquistano così nuovo significato in una nuova rete di relazioni tra ciò che egli deve (o vuole) conservare e ciò che, alla fine, deve (o vuole) scartare. Tra scarti e riscritture del vecchio, le scorie di un lavoro artigianale diventano parte integrante di una nuova idea e di una originale finzione letteraria. “Ogni letteratura, invecchiando, lascia accumulare il suo mucchio di rifiuti”, scrive Virginia Woolf mentre invita i lettori a lasciarsi andare al “ piacere di leggere dei rifiuti” e alla sorpresa di scoprirvi “reliquie di vita umana”.

Il nuovo numero di Griseldaonline (n. 6, 2006-2007) si propone di riflettere sui tanti materiali nascosti o abbandonati che sono stati recuperati, assemblati o riprodotti (su questo tema, da altra prospettiva, si veda anche www.kainos.it). Come in un laboratorio, sempre attivo e interessato a sperimentare le nuove forme di comunicazione letteraria e scientifica, Griseldaonline ha deciso di portare al centro della propria ricerca il tema “Rifiuti”, in una pluralità di voci e in una dimensione aperta al dialogo tra le diverse discipline.

Rifiuti intesi come scarti, rovine, macerie di cose o idee destinate apparentemente all’oblio. Rifiuti che possono essere riciclati, riutilizzati, recuperati ad una vita nuova, in quel sistema inesauribile e a volte misterioso che è alla base di ogni memoria collettiva.

I rifiuti, ha scritto Zygmunt Bauman, sono il segreto oscuro e vergognoso di ogni produzione. Questo numero si propone, dunque, di cercare nella molteplicità degli scarti i diversi aspetti di una metafora.

Il rifiuto può essere raccolto in modo differenziato ed essere decomposto, ricomposto, smaltito e destinato, infine, ad un nuovo ordine. Oppure lo scarto può essere ammassato, abbandonato in un angolo della società e della memoria collettiva in un disordine caotico di cose, uomini, idee. Anche l’ordine contiene un possibile rovesciamento. Un rifiuto può essere riciclato e ripulito, ma, a volte, nella discarica restano depositate anche altre scorie, che testimoniano l’esistenza di un mondo diverso, rovesciato, incoerente, contraddittorio, maleodorante. Scarti, rifiuti, esuberi e scorie si trasformano presto in sozzura, sporcizia, liquame maleodorante.

Un’area semantica stratificata, che contiene, di là dalla veste ufficiale e controllata, anche la dimensione libera e dinamica di un divenire incompiuto. È per questo che, probabilmente, è possibile guardare oltre il primo aspetto di un tema, per chiedersi: i rifiuti di ogni produzione sono da respingere (e da smaltire), da ripulire (e da riutilizzare), comunque da rielaborare? Possono servire come originale, ma utile metafora della memoria?

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