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Tema n.9:

Il surrealismo di Giovannino Guareschi

Giornalista, scrittore, vignettista e autore di testi satirici, Giovannino Guareschi è uno degli umoristi più completi del nostro Novecento, capace di ridare vita e forma alla tradizione comico-umoristica, così come si era codificata in Europa e in Italia alla fine dell’Ottocento. Nato a Fontanelle nel 1908, ha modo di conoscere la comicità di Sergio Tofano e di Ettore Petrolini, le cui celebri canzonette rivelano esilaranti situazioni surreali. Le sue prime opere compaiono sui numeri unici realizzati quando frequentava il liceo in collaborazione con Cesare Zavattini, il celeberrimo Za di Miracolo a Milano. Nelle produzioni di questo periodo è evidente il dialogo con le esperienze contemporanee dell’arte e della comunicazione. Lo dimostrano l’utilizzo del fotomontaggio e degli interventi su fotografie, la sperimentazione di nuovi particolari linguaggi, la strip, la storia illustrata, il manifesto e il confronto con diverse espressioni pittoriche tra cui il Surrealismo.
Basterà accostare Ubu imperator di Ernst o Il terapeuta di Magritte con la xilografia di Guareschi Ritrattro di ricco possidente che dopo matura riflessione ha offerto BEN 5 LIRE alle opere assistenziali per cogliere affinità e influenze con l’avanguardia francese, ma anche sostanziali differenze, prima fra tutte il permanere di un robusto realismo.
Lo scrittore-vignettista riesce a distinguersi all’interno delle diverse redazioni dei giornali, da «Bazar» al «Bertoldo» operando una personale sintesi fra realismo e surrealismo, come osserva Casamatti[1]. Nel milanese «Bertoldo» sviluppa un particolare umorismo surreale basato sui giochi di parole e su uno stile sintetico ed espressivo. La cultura grafica di Guareschi viene arricchita dal confronto sia con alcuni autori della redazione del «Bertoldo», ad esempio Molino che interpreta in modo straordinario il realismo tradizionale ottocentesco, sia con disegnatori che sperimentano linguaggi di avanguardia come Mondaini e Steinberg. L’essenzialità, l’espressività e la forza comunicativa che caratterizzano le opere della maturità sono frutto dell’instancabile ricerca intrapresa fin dagli anni della sua formazione parmense.[2]
L’influenza delle avanguardie nella Parma degli anni Venti, quando lo scrittore comincia la sua carriera di giornalista e di vignettista, la racconta Aldo Palazzeschi nel saggio Il futurismo nelle città del silenzio, tratto da Il piacere della memoria, testimonianza preziosa sulla diffusione del futurismo nelle piccole città di provincia, in particolare Parma, Modena e Ferrara. Giovannino disegna la città della sua giovinezza come in un sogno: nella stampa intitolata Nel cielo di piazza Garibaldi, Parma è favolosa, con grattacieli futuristi come la Metropolis di Lang.[3] Ma tra palloni aerostatici volano i vigili, i gelatai, i pasticceri e persino le deliziose donnine della sua città.
Nello sfogliare le pagine dei numeri unici emiliani così come quelle del più tardo «Bertoldo»

possiamo ravvisare l’influenza di modelli umoristici o satirici ottocenteschi, che il Carlo Lorenzini, alias Collodi, alias L., alias Scaramuccia aveva contribuito a reinventare, facendo perno su una scrittura briosa ed ironica[4].

I modelli del giornalismo umoristico di «Bazar» prima e del «Bertoldo» poi furono nello specifico Collodi e Nievo: dunque la definizione di giornalismo umoristico non deve sviare, poiché si trattò infatti di letteratura vera e propria, ironica e comica, ricca di notazioni bizzarre e curiosità letterarie, che si alimentavano della cronaca politica, teatrale e musicale per dar vita a vignette all’insegna della satira e della divagazione scherzosa.
Lo statuto della stampa umoristica realizzata da Guareschi è talvolta “misto”, nel senso che si può trovare sia il puro divertimento sia la pungente satira politica e sociale in grado di coinvolgere problematiche più ampie e profonde. La complessa produzione grafica di Guareschi è il risultato di un intenso cammino formativo, tanto da raggiungere una perfetta fusione e armonia dei diversi mezzi espressivi fino alla compenetrazione del linguaggio iconico e letterario: scrittore e disegnatore sono la stessa persona, che associa al fascino delle avanguardie l’impostazione tradizionale.
Nella redazione del «Bertoldo», secondo la testimonianza di Del Buono, l’atmosfera era quella delle “parole in libertà”, ma ogni termine veniva studiato, sviscerato e poi letto con l’intenzione di scoprirne i più profondi significati. Niente risulta immediato e fulminante, ma pulito e classico anche se dissimulato e perciò inavvertito. Guareschi afferma che la vignetta umoristica non è tale se disegno e battuta non sono indispensabili l’uno all’altra. Presi a sé battuta e disegno non devono significare niente: assieme devono significare qualche cosa. Ritiene che una vignetta satirica politica o di costume sia una composizione che avvalendosi di un semplicissimo disegno e di una breve battuta dice ciò che un articolo direbbe in una o due colonne. L’umorismo è semplificazione: semplificare, pulire, sguarnire sono i tre verbi che Giovannino consegna ai giovani vignettisti nel Regolamento per i disegnatori pubblicato sul«Bertoldo».
Un umorismo così è il nemico dichiarato della retorica. Ne L’Italia provvisoria lo scrittore emiliano afferma che la retorica «gonfia e impennacchia ogni vicenda e l’umorismo la sgonfia». L’umorismo dice senza dire e permette a riviste come «Bazar» e «Bertoldo» di dissacrare la retorica di regime. L’opera di Guareschi[5] per il suo essere dentro tutti i media e per l’uso innovativo che dei media aveva proposto va dunque valutata con l’uso di altri strumenti critici: altre tassonomie devono essere applicate o inventate per comprendere appieno un autore che per la cultura italiana è stato per anni un caso, una sorta di scomodo fenomeno. E che invece ha ancora tanto di nuovo da dire come dimostra il suo Archivio di Roncole Verdi, oggetto di interessanti ipotesi interpretative raccolte nel volume Le carte di Giovannino: «[...] Il nostro volume [...] vuole aprire la strada a nuovi interventi critici [...] Un archivio, e tanto più quello di Giovannino, è un invito alla conoscenza di una storia umana»[6]

Note:


[1] G. Casamatti, Giovannino Guareschi, Illustratore satirico, disegni dal 1929 al 1942, Mup, Parma, 2005.

[2] Si distinguono tre momenti nell’attività dello scrittore emiliano: il primo corrisponde agli anni giovanili fino al 1943, il secondo va dal 1943 al 1945 e comprende gli anni durissimi del lager, e il terzo periodo: quello forse più noto di don Camillo e di Candido.

[3] L’interessante accostamento tra l’immagine di Metropolis (1927) di Fritz Lang e la stampa di Guareschi intitolata Nel cielo di Piazza Garibaldi (1929) viene effettuato da Giorgio Casamatti e Guido Conti Lettera di benvenuto, in Guareschi. Nascita di un umorista. «Bazar» e la satira a Parma dal 1908 al1937, Mup, Parma, 2008.

[4] D. Marcheschi, Tradizione e innovazione del “giornalismo umoristico”, in Guareschi. Nascita di un umorista, op. cit., pag.16.

[5] Dedicato all’autore è il sito http://www.giovanninoguareschi.com/default.asp [6] Vd. la Presentazione di Ezio Raimondi al volume di G. Benassati, Le carte di Giovannino, IBC, Bologna, 2008, pag. 7.
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