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Tema n.9:

Verità e finzione

Proprio perché ci parla di cose inventate, che pertanto non si sono mai verificate nel mondo reale, una asserzione romanzesca dovrebbe sempre essere falsa. Eppure noi non accusiamo Omero o Cervantes di essere stati dei bugiardi. Nel leggere un testo narrativo noi sottoscriviamo tacitamente un patto con l'autore, il quale fa finta di dire qualcosa di vero e noi facciamo finta di prenderlo sul serio, proprio come i bambini, usando il loro meraviglioso imperfetto finzionale, giocano dicendo "io ero il bandito e tu eri il poliziotto". Nel fare questo ogni asserzione romanzesca disegna e costituisce un mondo possibile e tutti i nostri giudizi di verità o falsità si riferiranno non al mondo reale ma al mondo possibile di quella finzione. Così sarà falso nel mondo possibile di Arthur Conan Doyle che Sherlock Holmes vivesse ai bordi dello Spoon River, e nel mondo possibile di Tolstoj sarà falso che Anna Karenina vivesse a Baker Street.

Noi di solito ammettiamo che l'asserto Anna Karenina si è uccisa gettandosi sotto un treno non sia vero nello stesso modo in cui è vero l' asserto storico Adolf Hitler si è ucciso in un bunker a Berlino. Tuttavia com' è che non solo bocceremmo all' esame di storia uno studente che dicesse che Hitler è stato fucilato sul lago di Como ma bocceremmo anche all' esame di letteratura russa chi dicesse che Anna Karenina è fuggita in Siberia con Alioscia Karamazov? La questione si risolve facilmente riconoscendo che è vero che Anna Karenina si suicida gettandosi sotto un treno è solo un modo convenzionalmente più rapido di dire è vero che nel mondo reale Tolstoj ha scritto che Anna Karenina si suicida gettandosi sotto un treno. Quindi sono Tolstoj e Hitler che appartengono allo stesso mondo, non Hitler e Anna Karenina.

Per spiegarci meglio, noi possiamo fare affermazioni vere sui personaggi narrativi nello stesso modo in cui possiamo dire che è vero che la Quinta di Beethoven è in Do minore (and non in Fa maggiore come la Sesta)e inizia con "sol sol sol, mi bemolle". Se leggiamo all' inizio di Anna Karenina "Tutto era sottosopra in casa Oblonskij" non dovremmo chiederci se sia vero che tutto era sottosopra in casa Oblosnsky bensì se è vero che ci commuoviamo perché Anna Karenina si getta sotto un treno, non perché Tolstoj ha scritto che Anna Karenina si è gettata sotto un treno.

E' vero che quella partitura chiamata Bibbia inizia con Bereshit, ma quando diciamo che Abramo stava per immolare suo figlio non ci riferiamo alla partitura ebraica originale (che il 99% di coloro che parlano di Abramo non conoscono) Ma - sia che crediamo che la Bibbia racconti cose vere sia che non ci crediamo - siamo pronti ad affermare che è vero che Abramo stava per immolare suo figlio Isacco e che non è vero che lo ha immolato, perché è intervenuto un angelo eccetera. Il problema se si possano fare affermazioni vere sui personaggi fittizi non ha nulla a che vedere col problema delle parole usate per presentarceli. Molti dei presenti avranno letto da piccoli i bellissimi volumi della Scala d' Oro, che erano riassunti delle grandi opere di letteratura fatti per ragazzi, da scrittori molto bravi. Non c' era ovviamente Anna Karenina, perché era difficile riassumere quest' opera per adolescenti, ma c' erano per esempioI Miserabili o Capitan Fracassa. Grazie a questi volumi molti italiani sanno chi erano Jean Valjean o il barone di Sigognac senza aver mai visto quella partitura che erano i testi originali. Come hanno potuto sopravvivere, e abbastanza bene, questi personaggi, al di fuori della partitura che li aveva costruiti? Nessuno può ragionevolmente negare che Hitler e Anna Karenina siano due tipi di entità diverse, con uno statuto ontologico diverso. Però dobbiamo ammettere che molte volte anche i nostri asserti storici siano proprio come quelli sui personaggi romanzeschi: gli studenti che scrivono nel tema di storia contemporanea che Hitler si è suicidato in un bunker a Berlino non riferiscono qualcosa che conoscono per esperienza diretta ma stanno semplicemente ammettendo che così sta scritto nei loro libri di storia. In altre parole, salvo giudizi dipendenti dalla mia esperienza diretta (del tipo sta piovendo) tuttii giudizi che posso pronunciare sulla base delle mie conoscenze culturali dipendono da informazioni registrate su una enciclopedia, dalla quale apprendo sia la distanza del Sole dalla terra sia il fatto che Hitlerè morto in un bunker a Berlino. Siccome non ero là a controllare se fosse vero, dò fiducia a queste informazioni perché ho delegato a studiosi specializzati sia le informazioni sul Sole che quelle su Hitler. Inoltre ogni verità dell' enciclopedia è aperta alla revisione. Se abbiamo una mente scientificamente aperta dobbiamo essere pronti a scoprire un giorno nuovi documenti che ci dicono che Hitler non è morto nel bunker ma è fuggito in Argentina, che il suo suicidio è stato inventato per ragioni di propaganda dai russi o addirittura che il bunker non è mai esistito. Invece che Anna Karenina si sia suicidata sotto un treno non può e non potrà mai essere posto in dubbio. I personaggi fittizi hanno anche un altro vantaggio su quelli storici. Nella storia noi siamo sempre incerti sulla identità della Maschera di ferro, o di Kaspar Hauser, non siamo sicuri se Anastasia Nicolaevna Romanova sia stata assassinata con la famiglia reale russa o sia sopravvissuta e sia stata l' affascinante pretendente impersonata poi da Ingrid Bergmann. Al contrario noi leggiamo Arthur Conan Doyle essendo sicuri che quando Sherlock Holmes si riferisce a Watson, designa sempre la stessa persona, che non ci sono in Londra due persone con lo stesso nome e le stesse caratteristiche, e che la persona di cui si parla in ogni storia sarà sempre quella che in Uno studio in rosso viene chiamata per la prima volta Watson da un certo Stamford. E' possibile che in una storia rimasta inedita Doyle ci racconti che Watson aveva mentito dicendo di essere stato ferito alla battaglia di Maiwand durante la guerra afghana,o che fosse laureato in medicina, ma anche in questo caso colui che verrebbe smascherato come millantatore sarebbe pur sempre la persona che in Uno studio in rosso è stata chiamata Watson da Stamford. Il problema della forte identità dei personaggi fittizi è estremamente importante. E' uscito due anni fa un romanzo di Philippe Doumenc dove si racconta di una inchiesta poliziesca che dimostra come madame Bovary non si sia suicidata con l' arsenico ma sia stata assassinata. Divertente giochetto, ma che acquista qualche sapore solo perché i lettori sanno che di fatto Emma Bovary si è avvelenata. Se non sapessero questa verità inconfutabile non godrebbero della controstoria, proprio come nei racconti detti ucronici per apprezzare una storia secondo cui Napoleone ha vinto a Waterloo bisogna sapere che è verità enciclopedicamente accettata che invece ha perso. Dunque, anche se c' è una indubbia differenza ontologica tra Hitler e Anna Karenina, gli asserti romanzeschi, considerando il modo in cui vi prestiamo fede, li citiamo e vi ci riferiamo nella nostra vita di ogni giorno, sono indispensabili per chiarire cosa intendiamo per verità inconfutabile. Se qualcuno ci chiedesse cosa significa per un asserto essere vero, potremmo rispondere con Tarski che l' asserzione "la neve è bianca" è vera se e solo se la neve è bianca, cioè se la neve è così e così indipendentemente dal modo in cui la definiamo. Tuttavia se questa definizione può soddisfare i logici non soddisfa la gente comune. Io preferirei dire che una asserzione è indubitabilmente vera quando essa è tanto indubitabile quanto l' asserzione "Superman è Clark Kent" (e viceversa). Il Papa e il Dalai Lama possono discutere per anni sulla verità di un asserto come Gesù Cristo è veramente figlio di Dio, e persino sul fatto che il 6 maggio 1999 a Roma abbia piovuto o no, ma se sono persone sensate (e informate dei fatti) non potranno non convenire sul fatto che Superman sia la stessa persona di Clark Kent. E dunque, per sapere se Hitler è morto in un bunker a Berlino sia indubitabilmente vero dobbiamo controllare se è tanto indubitabilmente vero quanto Anna Karenina è morta suicida sotto un treno. Così la funzione epistemologica degli asserti romanzeschi è che possono essere usati come cartina di tornasole per l' irrefutabilità di ogni altro asserto. Sono il solo criterio che possediamo per definire che cosa sia la verità.












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